Decapitazione di quattro peshmerga curdi

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Blog e social media affiliati allo Stato islamico hanno pubblicato un video sulla decapitazione di quattro peshmerga curdi come rappresaglia al blitz Usa in Iraq di una settimana fa per liberare una settantina di ostaggi. Secondo quanto riferisce la Cnn, alla fine del video, che dura 15 minuti, un uomo mascherato lancia un avvertimento in inglese al presidente Barack Obama, prima di uccidere uno dei prigionieri che indossa una tuta arancione. Le immagini mostrano anche la decapitazione degli altri tre prigionieri che un testo in arabo definisce “soldati peshmerga che gli americani volevano salvare”.

L’uomo mascherato che parla in inglese, sempre secondo quanto sostiene la Cnn, non sembra essere “Jihadi John”. Secondo altre fonti, avrebbe un accento americano. Il blitz del commando Usa-curdo è scattato la scorsa settimana nella prigione gestita dall’Is a Hawija, nella provincia irachena di Kirkuk. L’intervento è stato deciso dopo le informazioni su una imminente esecuzione di massa dei 70 ostaggi, tra cui 20 membri delle forze di sicurezza irachena, ma nessun curdo. Nell’operazione è morto anche un soldato, la prima vittima americana nella campagna intrapresa dalla coalizione internazionale contro lo Stato Islamico in Iraq e Siria, e la prima dopo il ritiro dei marine da Baghdad voluto da Obama nel 2011.

“L’Is non rispetta alcuna forma di diritto umano – ha detto dopo l’esecuzione Zebari Dindar, un portavoce del governo regionale del Kurdistan – ma noi li sconfiggeremo”. E ha aggiunto: “Anche noi abbiamo 215 prigionieri dello Stato islamico ma li trattiamo secondo le leggi internazionali. Noi non uccidiamo i nostri prigionieri”.

La notizia arriva mentre gli Stati Uniti decidono una svolta nel conflitto siriano con la spedizione nel nord del Paese di una cinquantina di consiglieri “con compiti di addestramento” e mentre a Vienna si conclude il vertice con 17 ministri degli esteri e i rappresentanti

di Ue e Onu, con un nuovo scontro sul futuro di Assad. Mosca e Washington concordano comunque sul fatto che la Siria resti un Paese unito. I Grandi hanno lasciato Vienna dandosi appuntamento tra due settimane quando il summit sarà allargato a rappresentanti dei ribelli e del regime siriano.

FONTE REPUBBLICA.IT          isis-execution

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